Secondo la Ricerca 2025-2026 dell'Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano, oltre una PMI su due ha aumentato la spesa per la trasformazione digitale nel 2025 rispetto al 2024, eppure attualmente il 76% delle PMI italiane non investe né prevede di investire nell'AI. Un paradosso che si fa ancora più netto sul fronte della formazione: la stessa ricerca rileva che solo il 7% delle PMI italiane ha avviato programmi strutturati di formazione sull'AI per i propri collaboratori. Un dato insufficiente poiché la rivoluzione, scrivono i ricercatori del Politecnico, non è solo tecnologica ma culturale.
Scp Spa è partner IT da oltre 40 anni per tre mercati principali: aziende, studi commercialisti e Pubblica Amministrazione. Certificata da quest'anno ISO/IEC 27001, lo standard internazionale per la gestione della sicurezza delle informazioni, Scp non si limita a seguire l'innovazione tecnologica: ne fa parte, con un percorso culturale prima ancora che tecnologico. Ogni anno l'offerta si arricchisce di strumenti innovativi e le risorse tecniche vengono formate e certificate per garantire un servizio completo e puntuale che va oltre il prodotto. L'introduzione di Claude di Anthropic come strumento interno ha portato con sé una scelta precisa: tutti i dipendenti, nessuno escluso, hanno svolto i corsi di formazione previsti dall'AI Act (Reg. UE 2024/1689) e dalla Legge 132/2025. Un momento di crescita formativa che secondo Scp va oltre l'obbligo e che diventa responsabilità nei confronti di tutta la supply chain in cui opera.
Abbiamo intervistato l'Ing. Alessandro Curti, CEO Scp, per parlare del trend delle PMI italiane sull'uso dell'AI e di come Scp si propone ai suoi clienti come partner di trasformazione tecnologica.
1. Alessandro, in base alla tua esperienza a capo di una società che propone tecnologia informatica avanzata per ottimizzare, proteggere e migliorare i processi delle piccole e medie imprese italiane, in che modo l'AI sta rivoluzionando il lavoro?
L'applicazione più semplice di AI in una PMI riguarda l'automazione di processi a basso valore aggiunto. Parlo, ad esempio, dell'acquisizione di dati strutturati che devono essere inseriti nei gestionali aziendali a partire da fotografie, scansioni o documenti come DDT fornitori, ordini cliente o richieste di preventivo. Queste operazioni svolte manualmente sono ripetitive ed estremamente time-consuming: stimiamo una media di tre minuti per DDT in modalità manuale contro qualche decina di secondi per l'AI. A tal proposito, Scp sta sviluppando una piattaforma che dovrebbe essere pronta per l'autunno.
In secondo luogo, l'AI può aiutare a dialogare tramite linguaggio naturale con i dati dell'azienda. Quelli che una volta erano dashboard di Business Intelligence statiche possono oggi essere affiancate da chat interattive come Claude Desktop o ChatGPT che, opportunamente collegati ai dati tramite MCP server, possono rispondere alle nostre domande in modo puntuale. In Scp, ad esempio, scandaglio settimanalmente l'andamento commerciale domandando a Claude come evolve la pipeline, come stanno procedendo determinati ordini o i nostri agenti. Il vantaggio è avere risposte non banali, che evidenziano in autonomia dettagli o criticità per le quali sarebbe impossibile prevedere tutti i grafici o tabelle di Business Intelligence. Lo sviluppo di MCP server per i nostri clienti è una delle proposte oggi più richieste e promettenti.
Infine, l'AI può riportare a patrimonio aziendale il know-how presente nelle menti dei collaboratori top performer. Tecniche avanzate di GraphRAG o di analisi di cluster di immagini storiche di prototipi sono state ad esempio sviluppate e applicate in un progetto cliente con lo scopo di aiutare la stesura di complessi preventivi nel mondo degli stampi, dove il margine è davvero minimo e la competizione altissima.
2. Confartigianato, in partnership con OpenAI, ha lanciato lo SME AI Accelerator: un programma europeo di formazione gratuita sull'intelligenza artificiale rivolto alle piccole e medie imprese, senza requisiti tecnici preliminari. Secondo te cosa manca ancora per convincere una PMI manifatturiera del Nord-Est a fare il salto inserendo l'AI nella propria organizzazione?
Vanno principalmente portati esempi pratici da attuare in azienda. L'imprenditore di una PMI e i suoi dirigenti tendono a perdersi tra le tante opportunità che l'AI sembra offrire. Riuscire a portare consulenza e concretezza è il valore aggiunto che credo oggi manchi di più, ovviamente nel rispetto delle normative come l'AI Act e nella salvaguardia della proprietà e riservatezza del dato, pratica per niente semplice quando di mezzo c'è l'AI.
3. Secondo l'Osservatorio del Politecnico di Milano, il principale ostacolo all'adozione dell'AI nelle PMI non è il costo né la tecnologia, ma la scarsità di competenze interne e la mancanza di piani formativi strutturati: solo il 40% delle PMI redige piani formativi periodici per il proprio personale. Qual è l'approccio che Scp adotta con le aziende che vogliono iniziare a usare l'AI ma non sanno da dove partire?
In questo senso, il ruolo del partner IT diventa ancora più centrale? Il primo passo, come detto, è portare esempi, che inevitabilmente ora derivano dalla nostra esperienza. Ovvio che conoscendo anche l'azienda, magari già nostra cliente, possiamo già avere idee di dove possa essere applicata, ma tante volte le idee più brillanti arrivano dalle persone che perdono tempo in lavori poco appaganti. Sono le prime cose in cui l'AI può davvero aiutare, senza però essere sostitutiva.
L'AI non deve essere vista come una minaccia per il lavoro individuale; oggi almeno sicuramente non lo è. È fondamentale che l'uomo sia sempre parte integrante e decisiva dei processi, anche dei più semplici. Non dobbiamo demandare all'AI quello che non saremmo in grado di dimostrare o fare da soli.
4. In Scp avete scelto di far svolgere la formazione sull'AI a tutti i dipendenti, nessuno escluso. Come hai vissuto questa scelta dall'interno? E cosa significa, secondo te, trasformare un obbligo normativo in un'opportunità culturale reale?
Avendo tenuto parte del corso personalmente, devo dire che è stato appassionante vedere come l'argomento generi nella stragrande maggioranza delle persone fascino e curiosità. In effetti sappiamo davvero poco di questa tecnologia, e non parlo del singolo lavoratore. Parlo dell'umanità in generale: ci sono diversi aspetti e fenomeni emergenti nei modelli LLM di frontiera che sono assolutamente imprevedibili, inspiegabili e incontrollabili.
Vi invito ad esempio a leggere questo articolo recente di Anthropic riguardo ai cosiddetti J-Space e al significato più profondo della loro scoperta.
5. Immaginando il panorama delle PMI italiane fra 5 anni, come vedi il loro rapporto con l'AI? Chi sarà rimasto indietro e chi sarà senior user?
L'AI è imprescindibile per le PMI. Genererà una tremenda differenziazione tra quelle che la utilizzeranno o meno. Ma il medesimo discorso vale anche tra i lavoratori.
Il problema è che oggi la seniority fa la vera differenza: chi ha accumulato tanta esperienza riesce a usare l'AI al meglio. Viceversa, i junior tendono a utilizzarla in modo più spensierato e affrettato, deponendo su di essa le fondamenta del loro sapere. E non c'è nulla di più sbagliato.
Chi sarà il senior di domani se i junior non avranno il tempo, il modo o soprattutto la voglia, siamo tutti un po' pigri per natura, per farsi le ossa?
Fonti
Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano, "PMI tra crisi, energia e AI: il rischio è sottovalutare la trasformazione digitale, maggio 2026" — osservatori.net
Confartigianato Imprese, "OpenAI e Confartigianato lanciano lo SME AI Accelerator per le PMI italiane", aprile 2026 — confartigianato.it
Cybersecurity360, "AI Act 2026: guida a divieti, sanzioni e nuove scadenze di compliance", marzo 2026 — cybersecurity360.it
Regolamento UE 2024/1689 (AI Act)
Legge 15 luglio 2025, n. 132 — "Disposizioni in materia di intelligenza artificiale"